Prendersi cura di genitore acquisito.

 

L’impegno di prenderti cura di un parente anziano assorbe tante delle tue energie e trasforma la lista delle tue priorità. Tuo marito vuole andare fuori per il weekend, ma chi si prende cura della mamma? Tua figlia ha bisogno di te perché la babysitter è malata, tu adori dedicare tempo alla tua nipotina, ma chi si prende cura della mamma? La tua migliore amica ti chiama per pranzare insieme o per andare al cinema. Ottima idea, pensi, ma chi si prende cura della mamma?

Quando ci si prende cura di un genitore, di un coniuge o di un membro della propria famiglia, tracciare la linea di confine e stabilire le priorità diventa abbastanza complesso.

E’ qui che entra in gioco la complicazione: cosa succede quando si tratta di un “genitore acquisito”? Non è tua madre ad avere bisogno del tuo aiuto, ma la tua matrigna, la seconda moglie di tuo padre. Sei davvero l’unica persona che potrebbe aiutarla? I suoi figli? Le sue sorelle? Ti chiedi: ma devo davvero sacrificare me e il mio tempo, come farei per mia madre, per la mia matrigna?

In questa sezione si parlerà di alcune delle questioni da affrontare quando ci si prende cura di un genitore acquisito. 

 

Quando i suoi genitori divorziarono, Connie aveva 21 anni. Aveva 25 anni quando suo padre si risposò. Il divorzio dei suoi genitori non la sconvolse particolarmente, sebbene adattarsi all’idea di doversi dividere tra due famiglie per le feste e le vacanze non le piaceva molto.

Quando poi si sposò ed ebbe la sua famiglia, tutto rientrò nella normalità. Suo padre e la sua nuova moglie da una parte, e sua madre dall’altra, si accordavano serenamente per vedere i nipotini durante le vacanze.

Venticinque anni dopo, a Connie sembra di rivivere la separazione dei propri genitori. Anzi peggio. La nuova moglie di suo padre, Nancy, è stata colpita da un ictus che le ha causato una paralisi sinistra del corpo. Suo padre si prende cura di Nancy, ma fa molto affidamento su Connie e sul suo contributo. Tutto questo fa “impazzire” la mamma di Connie, Frances.

Non hai mai tempo per me,” grida Frances a Connie. “Da quanto tempo non ci vediamo più pranzare insieme? Sei sempre impegnata ad aiutare tuo padre e la sua “donna”. Per lei riesci a trovare spazio, e per me?

Connie fa del suo meglio per spiegarle la situazione e per farle comprendere che in primo luogo sta aiutando suo padre, poi la sua matrigna. Ciononostante sua madre rifiuta ogni spiegazione che non sia: “Connie preferisce la sua matrigna a me”.

La tensione tra Connie e la mamma è diventata insostenibile. Connie si sente tremendamente in colpa quando va ad aiutare il padre, nonostante sappia quanto lui abbia bisogno di lei. Inoltre, a lei non dispiace affatto stare con la sua matrigna, al contrario di quanto avrebbe mai potuto immaginare. E’ felice di esserle di aiuto.

Ma cosa fare con sua madre?

David è stato sempre stato molto legato a suo padre. Sua madre lasciò lui e suo padre quando David era molto piccolo. Crescendo ha avuto pochi contatti con sua madre. Lei si trasferì in un altro Paese e si risposò. Ricorda di aver perso presto la mamma, ma di aver ricevuto da suo padre tanto affetto.

Ora sua madre è tornata in città e il suo attuale marito è affetto da Malattia di Alzheimer. Più di 6 mesi fa, chiamò David per avere un suo aiuto su questioni legali e finanziarie riguardanti le cure del suo patrigno. Inizialmente, David ritenne quella una buona opportunità per stabilire con sua mamma quel rapporto che non avevano mai avuto. Ora, però, David si sente solo usato.

Perché dovrei aiutare mia madre ad aiutare suo marito”, si chiede David. “Lei non si è mai preoccupata delle mie cure”.

Elizabeth, Jack e Matthew, sono nati a distanza di tre anni l’uno dall’altro e sono stati sempre molto uniti l’un l’altro. Quando i genitori hanno divorziato, loro sono rimasti a vivere con la mamma, mentre il loro papà si risposò con una donna che a loro non dispiacque.

Ora, la loro matrigna, June, ha cominciato ad occuparsi del loro papà che è affetto da Malattia di Parkinson. Da quando June è diventata Caregiver, Elizabeth, Jack e Matthew provano sempre più antipatia nei suoi confronti. Vogliono decidere per lei, parlano tra di loro del proprio padre senza coinvolgerla. “Papà non vorrebbe venisse fatto così”, “Mamma avrebbe fatto di meglio”.

Sembrano non riuscire a separare i loro sentimenti negativi verso June da quelli di affetto per il loro padre. Le loro visite sono tutt’altro che frequenti e amichevoli.

Sarah e Claire sono sorellastre, entrate a far parte della stessa famiglia quando avevano 13 e 15 anni. Anche se non sono mai state molto legate, hanno avuto un buon rapporto per 20 anni.

Le cose sono cambiate da quando alla mamma di Sarah, matrigna di Claire, è stato diagnosticato un cancro in fase terminale. Sarah vorrebbe l’aiuto di Claire. Dopotutto sua mamma si è presa cura di lei come fosse sua figlia. Ma Claire sembra sempre avere una buona scusa per tirarsi indietro: scadenze di lavoro, problemi con il suo compagno, guasto all’auto.

Sarah è esausta, non riesce più a farcela da sola. Ha bisogno di Claire. Questa situazione è troppo grande da gestire. E’ arrabbiata con Claire. E’ nervosa ed agitata e non può fare a meno di notare quanto spesso sfoga la sua inquietudine sui suoi figli e su suo marito.

C’è qualcosa nell’esperienza di Caregiver che sembra far richiamare il bambino che è in noi.

Non appena la mamma ha bisogno, i fratelli e le sorelle iniziano a litigare e a richiamare questioni morte e sepolte da tempo. Il Caregiver torna a provare emozioni verso genitori, fratelli e sorelle che non provava da anni.

Quando sono i genitori acquisiti ad aver bisogno di aiuto, tutte le vecchie emozioni legate alla separazione, al divorzio riaffiorano e si riaprono le ferite.

Incolpavi la tua matrigna per la fine del matrimonio dei tuoi genitori? Probabilmente incolperai la tua matrigna per l’ictus di tuo padre.

Non sopportavi che il tuo patrigno e tua madre dedicassero poco tempo a te? E’ probabile che incolperai il tuo patrigno di non dare a tua madre ciò di cui ha bisogno.

Queste emozioni possono, da una parte, sconvolgere le relazioni con i genitori, acquisiti e non, e dall’altra le altre relazioni importanti della tua vita: il tuo coniuge, i tuoi figli e i tuoi amici.

Come puoi gestire il ruolo di Caregiver quando ci sono di mezzo genitori acquisiti? Ecco alcuni suggerimenti che possono aiutarti a guarire le vecchie ferite e a creare nuove e migliori relazioni con la tua famiglia:

 

  1. Prova ad individuare quello che i tuoi genitori amano dei loro compagni. Se continui a guardare la tua matrigna solo e sempre attraverso gli occhi di tua madre vedrai sempre “l’altra donna”. Eppure tuo padre avrà visto in lei qualcosa di eccezionale. Prova a vedere il buono che è in lei. Prova a cercare la ragione per cui i tuoi genitori hanno deciso di impegnarsi con altre persone. Focalizzati sul positivo piuttosto che soffermarti solo sui lati negativi. Potresti migliorare il tempo da passare insieme.
  2. Di chi e di cosa si tratta? Spesso, il genitore acquisito può essere semplicemente una ‘vittima’ innocente, colui/colei a cui vengono attribuite tutte le colpe di un matrimonio fallito. E’ vero che talvolta giocano un ruolo chiave nella fine di un matrimonio, ma non sono gli unici adulti coinvolti. Pertanto, rifletti su questo e su tutti quei sentimenti negativi che provi per il tuo genitore acquisito. Prova a chiederti: riguardano davvero i tuoi genitori acquisiti? O l’incapacità dei tuoi genitori a far funzionare una relazione? O, la loro incapacità di prendersi cura di te durante la loro separazione? O riguardano il sentimento di ingiustizia verso la morte così precoce di tuo padre o di tua madre? Esistono domande a cui è difficile dare una risposta. Concediti il tempo necessario per scoprire la verità.
  3. Rivivi la rottura del matrimonio dei tuoi genitori. Cosa provavi rispetto al divorzio dei tuoi genitori? o alla morte di uno di loro? Avere cura del tuo genitore acquisito ti fa rivivere i sentimenti del passato? Avere un diario per le tue emozioni può essere un buon modo per liberarle. Trattenere e nascondere i sentimenti, li rende insopportabili e ingestibili, più di quanto non lo siano già. Trovare un modo sano e positivo per sfogarli può farti ritrovare felicità e serenità. 
  4. Cosa non sta funzionando? Come puoi porre rimedio? Tua madre non sopporta che tu trascorra tempo con la tua matrigna. I tuoi fratelli credono che tu stia cercando di aggraziarti tuo padre aiutando la tua matrigna. Non puoi continuare così! In queste situazioni chiediti: Cosa è importante per me? Qual’è la cosa più giusta da fare? Cosa fare per non avere rimpianti tra dieci o vent’anni? Ricorda che non puoi controllare cosa provano gli altri, ma puoi controllare le tue emozioni e le tue azioni.
  5. Cosa sta funzionando? Come può essere migliorato? Se guardi attentamente, troverai qualcosa che sta funzionando. Davvero! Potresti notare che la nuova assistente (badante) di tua mamma è davvero in gamba. O che tuo padre risponde felice alle telefonate di nipoti e pronipoti. Anche quello che potrebbe sembrare solo un piccolo risultato, potrebbe essere un gran successo.
  6. Tua sorella sopporterà che dedichi il tuo tempo alla tua sorellastra? Forse, anziché tentare di cambiare tua sorella, o la tua sorellastra, la soluzione migliore è focalizzarsi sugli aspetti positivi della vostra relazione. Fai in modo che passare del tempo con tua sorella sia una priorità: una volta a settimana, due volte al mese, una volta al mese. E quando state insieme, assicurati di dirle quanto è piacevole per te passare del tempo con lei e quanto lei è importante nella tua vita. 
  7. Prova a perdonare: i tuoi genitori naturali e non, i tuoi fratelli e sorelle e te stesso. Anche se non sembra così, molte persone cercano di fare del loro meglio. Cercare di comprendere gli altri.

 

Prendersi cura di un genitore acquisito può essere una sfida, ma non è insuperabile. Potresti sorprenderti di te stesso! 

 

 

Nota dell’autore: Peggy Walker aiuta sua mamma, Inez, a prendersi cura del suo secondo marito. Peggy non è solo una figliastra, ma ha tre figlie dal suo primo matrimonio ed è, a sua volta, matrigna dei figli del suo secondo marito.

Chiediamo a Peggy della sua esperienza come Caregiver del suo patrigno. Qui i suoi commenti:

Caregiving: Come sei diventata Caregiver secondaria (insieme a sua mamma) del tuo patrigno? Da quanto tempo sei Caregiver? E’ stato difficile accettare il ruolo di Caregiver oppure hai sentito di non avere altra scelta perchè nessun altro poteva occuparsene? Ti sei sentita intrappolata?

Peggy: Al mio patrigno furono diagnosticate Malattia di Alzheimer e Malattia di Parkinson circa 8 anni fa. Mia madre ha sempre condiviso con me le sue preoccupazioni su di lui, sulle sue condizioni e su come cercava di gestire le cose. Anche la mamma del mio patrigno, negli ultimi anni della sua vita, era stata affetta da demenza. Nel periodo precedente la sua morte non riusciva più a riconoscere neppure suo figlio. Lui era tremendamente scosso e preoccupato che potesse accadergli la stessa cosa. La sua principale preoccupazione erano le cure che mia madre sarebbe stata costretta a fornirgli.

Nel tentativo di prepararci a quello che sarebbe stato, io e mia madre prendemmo insieme in considerazione tutti gli aspetti delle cure che sarebbero state necessarie per lui e, più tardi, anche per lei. Per mia madre fu particolarmente difficile affrontare questi temi. A questo punto il mio ruolo cambiò. Non ero più solo sua figlia ma ero un’amica consigliera. Il mio ruolo ha continuato ad evolvere fino a trovarmi oggi ad essere genitore dei miei genitori, soprattutto per le loro decisioni.

Il mio ruolo è un pò “dietro le quinte”, dato che vivo a due ore di distanza da loro e non posso vederli tutti i giorni. Mi faccio chiamare spesso al telefono. Faccio molti viaggi avanti e indietro per andarli a trovare il più spesso possibile. Gestisco le loro finanze, le relazioni con i medici e con gli avvocati. Per far andare tutto liscio è importante tenere sempre tutto sotto controllo.

Quando andammo a visitare con mia madre la casa di riposo per il mio patrigno lui era estremamente triste e agitato. Provai a chiedergli cosa lo stava preoccupando. Lui non riesce a comunicare bene ma, in quel momento, mi guardò e mi disse che aveva paura di morire. Conoscendolo come un uomo generoso, gentile e religioso che credeva in una vita migliore dopo la morte, gli chiesi per quale motivo fosse così preoccupato. Fu presto evidente che la sua più grande preoccupazione era lasciare mia madre. Dopo averlo rassicurato che mia madre si sarebbe presa cura di lui, si rilassò. Inutile dire che le emozioni mi assalirono. E’ difficile vedere i tuoi genitori invecchiare.

Caregiving: Pensi che potrebbe aver influito sulla tua capacità di essere Caregiver il fatto di essere di fronte al tuo patrigno e non a tuo padre? Intendo se hai mai creduto che quel ruolo non spettasse a te e che i suoi figli e i suoi parenti avrebbero dovuto assumersi maggiori responsabilità.

Peggy: Mia madre e il mio patrigno si sono sposati quando avevo 11 anni. Lui ha cresciuto me e mio fratello come fossimo figli suoi. Era il suo primo matrimonio, non aveva altri figli. Per lui c’eravamo solo io e mio fratello. Abbiamo attraversato molti momenti difficili. E’ stato solo raggiungendo l’età adulta che ho sviluppato la sincera relazione di affetto, amore e rispetto che ho oggi con il mio patrigno. Una volta adulta ho realizzato che lui era stato l’unico padre che avessi mai conosciuto e che fosse stato mai presente per me. Oggi è un fantastico nonno per le mie figlie. Lo adorano. Una delle due ha chiamato suo figlio come lui. Era figlio unico nella sua famiglia, perciò noi siamo tutto ciò che ha, eccetto cugini lontani.

Tutto questo lui lo sa, ci metterei la mano sul fuoco. Sa che si può fidare ed affidare a me e che farò tutto ciò che è necessario per lui e le sue cure. Sono soddisfatta di fare del mio meglio per lui.

Caregiving: Hai attraversato momenti o situazioni difficili con la tua famiglia per il tuo ruolo da Caregiver? Se si, come ne sei venuta a capo? Sei riuscita a gestire la situazione?

Peggy: Uno dei problemi che ho incontrato da Caregiver (non solo del mio patrigno ma anche della mia mamma ottantacinquenne) riguarda sicuramente la mia famiglia. Le mie figlie vogliono che ci si prenda cura dei loro nonni e mio marito sa che devo fare quello che faccio e che sono l’unica a poterlo fare. Ciononostante pensano che io mi preoccupi troppo e che faccia molto più di quando dovrei. Come ripete sempre una delle mie figlie, “Io voglio anche la mia mamma”. In passato, cercavo di fare tutto per tutti. Era un’ossessione ed era insostenibile. Oggi, provo a non preoccuparmi troppo e a non lasciarmi travolgere dalle piccole cose. Non c’è una soluzione perfetta per prendersi cura di un proprio caro. Dobbiamo tentare di gestire le questioni più grandi ed urgenti e non soffermarci troppo su ogni piccolo problema. Il mio primo interesse è garantire loro il massimo della tranquillità, questo è ciò che mi impegno a fare.

Però ho anche un dovere verso i miei figli, mio marito e la mia famiglia. Provo a non sentirmi in colpa quando non sono con loro. Mia madre vive ora in una residenza per anziani e non devo più preoccuparmi troppo come prima. E’ in un luogo sicuro e che lei ama. Il mio patrigno è in una delle migliori strutture e stiamo facendo del nostro meglio per lui e per i suoi problemi. Sono fortunata.

Caregiving: Qual’è stato l’aspetto più impegnativo del ruolo di Caregiver? Cambieresti qualcosa del nostro sistema sanitario o della nostra società per rendere la cura degli anziani più facile? Se si, cosa?

Peggy: Potrei scrivere un libro sulle lacune del nostro sistema di assistenza sanitaria e della nostra società. E’ un peccato vedere trattati i nostri anziani in questo modo. Non è un problema relativo solo agli ospedali e alle case di cura ma anche riferito alla società. Mia madre (che è un’anziana ancora sveglia e attiva rispetto ad altri suoi coetanei) non ha voce in capitolo. Le persone sembrano non ascoltarla solo perché lei è anziana. La sua voce è spessissimo ignorata.

Questo è quello che ho potuto notare nelle realtà che ho incontrato. Ho dovuto opporre forte resistenza. Ho dovuto battermi con molte persone che si occupano dei miei cari. Nel caso del mio patrigno, sembrano ignorati la salvaguardia della dignità e il rispetto della persona. E’ solo un vecchio e per di più senza testa. Le persone non sanno vedere i suoi occhi illuminarsi quando vede qualcuno che ama. Mi ha chiamata con il nome di sua sorella, di sua moglie, di sua cugina, di sua zia, ma lui mi conosce e sa perfettamente che io mi sto prendendo cura di lui. E’ questo l’importante. E io lo vedo nei suoi occhi. Lui sa che sono lì per lui.

La nostra società dimentica gli anziani e i disabili. Le nostre stesse famiglie evitano gli anziani. E loro evitano le famiglie che ricordano loro di essere solo dei vecchi. Grazie a Dio non la pensiamo tutti così. Come dico tante volte, un giorno potrebbe toccare a noi.

Credo che le scuole, le chiese e la società dovrebbero impegnarsi ad educare, non solo i bambini ma anche gli adulti, al rispetto, alla cura e all’aiuto all’anziano. E’ necessario un forte intervento a favore della presa in carico dei propri anziani. Per restituire loro la dignità. Il mio patrigno ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale. Era in Germania e difendeva tutti noi. Non abbiamo qualche dovere nei suoi confronti e nei confronti di tutti gli altri anziani?

Caregiving: Quali consigli senti di dover dare agli altri Caregiver secondari? Quali delle conoscenze o competenze vale la pena condividere con gli altri?

Peggy: Prima di tutto, quando ti trovi a prenderti cura di un tuo caro, controlla quali sono i servizi, gli uffici e le associazioni che possono interessarti. Informati su ciò che è disponibile per il tuo caro gratuitamente prima di rivolgerti ad agenzie private. Chiedi aiuto se hai bisogno. Troverai chi prima di te ha dovuto affrontare problemi simili, chi ha scritto qualcosa a riguardo o chi ha organizzato un gruppo di supporto. Per me questa rete è stata molto importante per avere aiuto e supporto.

Se il tuo caro è in ospedale non dare per scontato che gli rivolgano le attenzioni e le cure adeguate e di cui ha bisogno. Chiedi ai membri della tua famiglia o agli amici di fargli visita e di controllare che abbiamo cura del vostro caro in maniera adeguata. I nostri ospedali non sono sempre quello che ci aspettiamo siano; non dovremmo dare per scontato nulla in merito alle cure nei nostri ospedali.

Vale lo stesso discorso se il tuo caro è in casa di riposo. Fare visite inaspettate, può essere un buon modo per verificare che tutto proceda come deve. Purtroppo, molti operatori non hanno dedizione per il tuo caro. Per loro è solo un lavoro. Non voglio dire che nessuno di loro sa prendersi cura delle persone ma per molti è così.

Se ti è possibile, puoi pensare di assumere qualcuno che supporti e assista ulteriormente il tuo caro. Grazie a Dio, abbiamo trovato due splendide persone che badano al mio patrigno, lo aiutano a mangiare e si occupano di lui un paio di ore al giorno. L’abbiamo fatto inizialmente soprattutto per dare sollievo a mia madre che non poteva uscire tutti i giorni. Sono stati i soldi meglio spesi per le sue cure.

Abbiamo anche provveduto a far installare un telefono nella stanza del mio patrigno. Non riesce a comporre i numeri ma basta digitare il numero di mia madre per lui e riescono a parlare al telefono. Per lui è un ulteriore modo per comunicare e restare in contatto, per mia madre per stare tranquilla che vada tutto bene.

La coppia che si occupa del mio patrigno appunta in un’agenda le visite ricevute, le sue condizioni, se ha fatto il bagno, se lo staff ha riferito qualcosa. In questo modo, ogni volta che vado da lui, posso leggere come sono andate le cose nei giorni precedenti. Riponiamo l’agenda nel suo armadietto.

Credo che una stanza condivisa sia meglio di una stanza singola. Può essere un modo per familiarizzare con gli altri ospiti della struttura e con le loro famiglie. Anche loro vorranno il meglio per i loro cari. E’ un ulteriore supporto per quando non ci sei.

Abbiamo affisso dei cartelli nella sua stanza da letto: “Non usare le cannucce”! “Per favore, usare rasoio elettrico!” “Tenere il letto a 90°.”, ecc. Possono capitare nuovi operatori che non hanno mai sentito parlare dei pazienti di cui si occupano e di cui non conoscono le abitudini.

Può aiutarli avere delle foto, degli album che li faccia godere dei propri ricordi.

Successe che ad un Natale ero indecisa su cosa comperare per mio padre. Lui è di poche pretese. Presi una foto di una rimpatriata familiare in cui c’eravamo tutti e poi singole nostre foto. Comprai un piccolo album, che avrebbe potuto tenere comodamente, e misi un’etichetta ad ogni foto con il nome di chi raffigurava. Fu felicissimo, mostrava l’album agli altri leggendo cosa avevo scritto. Quell’album mostra a tutti come il mio patrigno sia una persona importante per tutti noi.

 

 

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